‘La parete delle pareti’, ‘la Via delle Vie’, la via Cassin allo Sperone Walker  sulla parete nord delle Grandes Jorasses rappresenta il sogno di ogni alpinista. Queste le parole usate da molti portali di riferimento per descrivere una delle classiche vie del massiccio del Monte Bianco.

Di rientro dall’ennesima avventura, come la definiscono i due alpini della SMAM, abbiamo avuto modo di intervistare Marco Farina per sapere  un pò di più dell’esperienza vissuta.

I: Ciao Marco intanto ci vuoi raccontare com’è nata questa idea?

MF: << Questo può essere vissuto come un’ inverno anomalo, oppure può essere visto come un’opportunità per trovare le condizioni perfette al momento giusto!! Così è stato per me e Majori, una volta rientrati dal Cervino. Avevamo già in mente qualcos’altro prima che finisse questa mega, super, alta pressione! Sapevamo che nei giorni in cui eravamo impegnati sul Cervino, dei ragazzi francesi avevano ripetuto la via Cassin sulla nord delle Grandes Jorasses, quindi perché non sfruttare l’occasione anche noi? Abbiamo ripostao qualche giorno, ci siamo sgranchiti le gambe su per la nord dell’Aig du Midi e via per un’altra avventura.>>

I: Quindi quando siete partiti?

MF: << Il nostro ritrovo questa volta non sono stati gli impianti di Cervinia, ma la super funivia Skyway che in meno di venti minuti  porta ai 3400m di P. Helbronner . Una volta calzati gli sci con gli scarponi d’alpinismo, siamo scesi con le dovute cautele lungo tutta la famosa Vallée Blanche fino al bivio che porta verso il rif. Leschaux. Da qui abbiamo messo le pelli di foca e ci siamo incamminati verso il nostro obiettivo. In poco meno di due ore siamo arrivati alla base dello sperone Walker dove stupiti abbiamo trovato ben sei paia di sci…

I: tutti sullo sperone?

MF: <<Si! Subito il pensiero è stato verso la tecnologia, che grazie ai social, ci ha permesso di sapere in tempo reale le condizioni di montagne, pareti ecc..>>

I: A quel punto avete attaccato la via anche voi giusto?

MF: << Non abbiamo perso tempo, ci siamo preparati e iniziato a salire verso l’attacco vero e proprio della parete. Superata la crepaccia terminale, (che per essere fine febbraio ha pochissima neve), puntiamo verso le prime placche di roccia. Capiamo subito che scalare con gli scarponi non sarebbe stata cosa facile. Passano le ore e ci troviamo alla base di uno, se non il più duro, dei tiri della via, il famoso diedro Rébuffat. Majori senza paura attacca la lunghezza, i primi metri vanno via lisci, poi a metà il passo cruciale, rinvia un chiodo e va… quattro passi ben piazzati con gli scarponi e la paura è tolta. E’ bravo il vecchio!!

Continuiamo verso l’alto fino ad arrivare alla base del Diedro di 75 mt alle 18:00 e decidiamo di bivaccare proprio alla base. Uno dei bivacchi più scomodi che io abbia mai fatto, forse perché Majori è troppo ingombrante?? – scherzosamente riporta Farina –  Il fatto è che non abbiamo chiuso occhio tutta la notte. Il mattino seguente, dopo aver bevuto una tazza di te, siamo ripartiti verso l’alto. Il diedro ci ha dato filo da torcere. Scalare alle 7 del mattino a febbraio, sulla nord delle Jorasses non si può chiamare “scalata plaisir”. Passiamo la giornata a scalare su placche e diedri a volte ghiacciati, tutto con gli scarponi e guanti, il tempo passa e l’idea di uscire verso sera in cima e scendere verso valle svanisce sempre più. Il vento inizia ad alzarsi e noi dobbiamo prendere una decisione se continuare al buio verso la cima o bivaccare una seconda volta 200m sotto l’uscita. Scegliamo la seconda, tanto abbiamo fornello e sacco a pelo, la meteo per il giorno dopo è ancora buona, quindi che fretta c’è.. Troviamo due piccole piazzole dove sistemarci per la notte, questa volta è un lusso! Dormiamo proprio tranquilli, o meglio, ci riposiamo….>>

I: e la mattina seguente?

MF: << La mattina seguente con il vento che incalzava sempre di più, usciamo in cima alle 9 e con un bel sole in faccia senza più vento, ci stringiamo la mano, ecco, questa è una delle emozioni più forti che si provano ogni volta che arrivi in cima ad una montagna…>>

I: quindi poi una lunga discesa fino a casa…

MF:<< La discesa per la via normale è stata una bella giornata di sole primaverile più che invernale, ma poco importa. Salire due montagne come il Cervino e le Grandes Jorasses a pochi giorni di distanza tra l’una e l’altra non capita sovente, soprattutto d’inverno. Siamo stati fortunati con la meteo, ma siamo ancora più fortunati a poter godere di panorami mozzafiato a due passi (si fa per dire) da casa.